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martedì 15 maggio 2012

Wrestling che passione

Per la serie splatter in the real life eccovi un concentrato di sangue e violenza da capogiro. 
Ricordate quando eravate più piccoli e guardavate il wrestling con i vostri parenti ed amici? Sono sicuro che la risposta a questa domanda sia proprio un entusiasmante "certo!", come sono altrettanto sicuro che il momento in cui impazzivate di più era quando se le davano di santa ragione con seggiole di alluminio, tavoli di marzapane e badili in torrone solo per fare un po' di scena (l'hardcore per intenderci). Ebbene, forse non tutti sanno che i nostri amici yankee hanno ben pensato di creare degli show dove il piatto forte non è altro che la rissa a colpi di oggetti contundenti, filo spinato e altre diavolerie quasi al limite di tortura sessuale. Dunque oggi, per accontentare tutti i nostri lettori amanti dello sport, ho deciso di inaugurare questa nuova rubrica "Wrestling che passione", informandovi dell'esistenza della CZW: una lega minore di Wrestling (naturalmente made in USA) che non si fa alcuno scrupolo nell'autodefinirsi come "lega di wrestling ultraviolento".


(Da notare assolutamente allo 0.48 la fontanellina di sangue schizzoso.)

P.S.: non adatto ai tipi sensibili.

sabato 24 settembre 2011

Trash al cinema: Killer Pussy


Titolo: Sexual Parasite - Killer pussy
Titolo originale: Kiseichuu: kiraa pusshii
Nazionalità: giapponese
Anno: 2004
Regia: Takao Nakano
Interpreti: Sakurako Kaoru, Natsumi Mitsu, Tomohiro Okada, Tôgo Okumoto.


Killer Pussy è decisamente un film per stomaci forti (e possibilmente ubriachi). Si tratta di un must per tutti coloro che vogliono avvicinarsi ai film trash o ai b-movie in genere perché questo capolavoro firmato Takao Nakano ha ispirato un film che ha fatto fortuna in Occidente, Denti, ma ha influenzato anche i connazionali (come dimenticare le mirabolanti trasformazioni in Tokio Gore Police?).
Definirlo film è un po' troppo (trattasi di mediometraggio), anche perché credo che il budget sia sotto i 5000 dollari tanto sono penosi gli effetti speciali e la qualità delle riprese, ma è innegabile che si tratti di una tappa obbligata nel cammino verso il Trash. La trama, molto scarna, è presto detta: cinque giovani intraprendenti si smarriscono in una foresta e finiscono in un edificio abbandonato ignorando sapientemente il cartello a caratteri cubitali "NON ENTRATE". E la loro intelligenza si paleserà lungo tutto il corso del film - tocca chiamarlo così - per la gioia degli spettatori. Quel che non sanno è che all'interno di quest'edificio si trova una povera ricercatrice dentro un frigorigero, la quale è stata messa lì per poter intrappolare lo spaventoso mostro che si è annidato nella sua...be'...avete capito. E avrete anche capito come questo film abbia ispirato la patonza-coccodrillo di Tokio Gore Police. Questo grazioso essere simile ad un geco ha la facoltà di inserirsi in qualsiasi donna gli garbi e quando un incauto maschio si avvicina con intenti inseminatori esso strappa con virulenza il coso, cibandosene. 
La povera ricercatrice infetta è stata messa lì dai suoi colleghi ricercatori, i quali non possono immaginare che un'avventata curiosona aprirà il frigorifero liberando lei e il suo tremendo segreto intimo. Morale della favola quantomeno scontata con il mostro (perché da geco tutto sommato simpatico si trasforma in un biscione orrendo) che infetta anche le tre povere ragazze, le quali diventano delle vere e proprie sex-machines, assatanate di sesso (è un altro dono portato dal geco). I due poveri maschi che sognano semplicemente una sana scopata si troveranno dunque a bocca asciutta ma soprattutto con un amichetto in meno. 
Come detto, il fim è girato con mezzi di fortuna quindi la qualità degli effetti speciali è talmente bassa da essere imbarazzante. Poche righe sugli attori: evidentemente a Nakano non sembrava sufficientemente buona l'idea di girare un horror per cui ha deciso di trasformarlo in un porn-horror. Non mancano dunque scene di sesso abbastanza esplicito il quale passa decisamente in secondo piano perché se ti metti a guardare un film gore tutto ciò che chiedi è sangue e violenza del tutto ingiustificata. Nakano, regista non solo di film horror ma anche di film per adulti e soft-porn, ha scelto degli attori provenienti proprio dal cinema porno che riveleranno tutto il loro disagio nel dover recitare. Mi sono sembrati molto più a loro agio nelle scene vietate ai minori di 18 (o 16?). 
Insomma, la quantità di tette e culi è notevole (peraltro si nota con una certa soddisfazione che il regista dev'essersi impegnato non poco a trovare delle attrici giapponesi non piatte, anche se la spada di Damocle della chirurgia plastica non va mai dimenticata), il trash di certe immagini resterà probabilmente ad imperitura memoria ma di certo è un fim che rivela tutta la sua bassezza. Va comunque visto. Un po' come certi classici della letteratura russa, pallosi all'inverosimile ma pietre miliari del genere. 
Vi schiaffo il trailer, non sia mai che la visione vi spinga a guardarlo:





giovedì 8 settembre 2011

Trash al cinema: Tokio Gore Police

Titolo: Tokyo Gore Police
Titolo originale: 東京残酷警察  (Tōkyō zankoku keisatsu)
Nazionalità: giapponese
Anno: 2008
Regia: Yoshihiro Nishimura
Interpreti: Eihi Shiina, Keisuke Horiba, Itsuji Itao, Yukihide Benny, Jiji Bu, Ikuko Sawada, Shun Sagata

Troppo facile, verrebbe da dire. Sì, perché se devi parlare di cose trash e tiri fuori un film del genere il tuo compito da blogger è fin troppo facile. Eppure sono i compiti più facili a nascondere le maggiori insidie.
Con questo sentenzioso incipit, comincerei a commentare Tokyo Gore Police, che come dice il titolo appartiene senz'ombra di dubbio alla categoria denominata "splatter" (per chi non lo sapesse: "gore" significa "splatter"). Il film, selezionato democraticamente dal circolo cinefilo 'Il Centipede', ha tutto ciò che vi serve per passare una serata spensierata (e lo dico senza ironia, giuro): sangue a zampilli, violenza più o meno ingiustificata, del sano e sadico sarcasmo su temi quali il suicidio - tema particolarmente caro ai nipponici - ed effetti speciali a go-go.

La trama. Nella Tokyo del futuro la polizia privatizzata (occhio a questo particolare) deve fronteggiare dei nemici sanguinosi e dotati di un potere particolare: appena questi vengono feriti o mutilati, la parte offesa viene rimpiazzata da un'arma letale che va dalla mitragliatrice, al pene bazooka (avete letto bene) al cervello sparatutto. Insomma, una delizia per gli occhi. La vicenda va avanti con zampilli vari di sangue - il che fa  supporre che i giappi posseggano una quantità superiore di sangue, peraltro dotato di una pressione superiore alla media data la violenza con cui esce dai corpi - fino a che la situazione degenera e la polizia, che dovrebbe essere tra i buoni, comincia ad uccidere tutto ciò che potrebbe essere un Engineer (il nome di questi orribili mutanti). Si ha quindi un capovolgimento molto interessante tra buoni e cattivi dato che la protagonista, appartentenente al corpo privato di polizia, viene infettata da uno di questi cosi e diventa dunque uno di loro. Tagliando corto, la trama si ingarbuglia troppo e non ho voglia di raccontarvela per filo e per segno. Vi basti sapere che sono i particolari a rendere davvero notevole il film e che la trama passa decisamente in secondo piano di  fronte a certe perle.

Innanzitutto, lo splatter. Come già accennato, il sangue regna e non potrebbe essere altrimenti. Sono circa una decina le scene in cui mutilati assistono all'allegro zampillare della loro linfa. A tal proposito Nishimura ha affermato che l'attrice protagonista, Eihi Shiina, è "l'unica attrice al mondo che può rimanere così bella in mezzo a tutto questo sangue". Che sia un complimento? Poi, le trasformazioni degli Engineer. Evidentemente deve piacere molto ai giapponesi questa idea che quando ferisci il nemico questi diventa ancora più forte e pericoloso. Della serie, più mi massacri più ti massacro, tanto per non far mancare un po' di trucidume alla vicenda. Questa volta però, anche delle menti tutto sommato prevedibili come le loro, riescono a sorprendere lo spettatore perché la crocodile-vagina (credo si tratti di un'ispirazione provocata da Killer Pussy, il film che ha ispirato pure Denti) va probabilmente al di là del confine della  sanità mentale (linko perché a tutto c'è un limite. Be', in realtà no. Ma è carino dirlo). Memorabile anche l'asportazione torture-porn del pisellino di un ignaro avventore che desiderava solo un po' di piacere orale, la conseguente e dolorosissima (si sa, la partecipazione, per quanto poca, c'è sempre in questi momenti) pioggia di sangue, senza dimenticare le disperate urla del povero neo-eunuco, incapace di svenire dal dolore. Evidentemente non fa così male.

In secondo luogo, i meravigliosi intermezzi pubblicitari, dei puri momenti di delirio. Ora, non so se questa sia la consuetudine nei film prodotti nel Sol Levante o se sia invece una geniale intuizione del regista che dà al film - se possibile - un'ulteriore sfumatura di grottesco, ma io reputo questi spezzettamenti i veri colpi di genio del film. Tu sei là, bello tranzollo che ti godi il massacro, l'evirazione di un povero sfigato, la trasformazione in coccodrillo di una patonza o il tentativo di suicidio di qualcheduno e paf! ecco cosa ti schiaffa il Nishimura:


Una pubblicità su un comodo taglierino da viaggio! È carino! E quando ti tagli non fa così male! Yei!

Infine, il taglio 'denuncia sociale'. Perché il buon regista non vuole fare della "violence for violence's sake", no. Nishimura ci stupisce, ribadendo più volte la sua totale contrarietà alla privatizzazione della polizia (argomento alquanto discusso negli U.S.A., per esempio) sottolineando a più riprese come questa porterà inevitabilmente ad un mondo di soprusi e violenze ingiustificate (non che non ce ne siano oggi, eh). Insomma, verrà anche accontentato chi vorrà avere qualche spunto di riflessione da un film. Ma immagino che chiunque lo guarderà si ricorderà più della vagina-alligatore o del cicciobazooka più che del tema della privatizzazione delle forze di polizia. Opinione personalissima, intendiamoci.

P.S. Non c'entra nulla, ma nell'ultimo pezzo (quello di Lil Angel$) non ho ringraziato il talent-scout che mi/ci ha fornito l'idea: tale Carlosberla Ongaro (ho censurato parte del nome per la privacy), il quale - mi dicono - potrebbe presto venire a rinforzare la troupe de "il Centipede". Sapete, due redattori per cotanto trashume non sono sufficienti...
Come dite? Non v'eravate accorti che non era una sola persona a scrivere?

domenica 4 settembre 2011

RECENSIONE: Shark in Venice


Titolo originale: Shark in Venice
Regia: Danny Lerner
Nazione: USA
Durata: 85minuti
Cast: Stephen Baldwin, Vanessa Johansson, Hilda van der Meulen, Giacomo Gonnella, Atanas Srebrev


Un cocktail gagliardo di tutto ciò che un film d'azione deve avere: un tesoro nascosto, un irrisolto enigma storico, un insidioso dungeon, dei famelici squali che si aggirano per il Canal Grande, la mafia, i ninja assassini...mischiamo assieme tutti questi elementi nella maniera più sconnessa ed irrealistica possibile, contorniamo il tutto con una scenografia e degli effetti speciali che sarebbero sicuramente d'avanguardia se fossimo negli anni '60 et voilà: Shark in Venice di Danny Lerner è bello che fatto.

Ma bando alle ciance! Rendiamo a questo film gli onori che merita: personalmente, se fossi incaricato di produrre una serie di uscite settimanali da edicola intitolata "I grandi Miti del trash" sicuramente metterei Shark in Venice in allegato con uno dei primi numeri, forse addirittura il secondo.

Ma vediamo di analizzare in veloce la trama dell'opera.
Il protagonista della storia è il tipico grintoso mascellone yankee, per giunta professore universitario di immersioni subacquee che, in seguito alla misteriosa scomparsa del padre a Venezia, si reca nella città sull'acqua per far luce sull'accaduto invischiandosi a suo malgrado in tutta una serie di appassionanti, pericolose e tenebrose vicende. Una volta arrivato si rende conto che il defunto paparino era sulle tracce del fantomatico tesoro della famiglia De' Medici, nel film antichi sovrani di Venezia (cose verosimili solo nell'Universo Marvel) e che era finanziato in questa sua impresa nientepopodimeno che da  un terribile boss mafioso, nel film interpretato dall'italiano Giacomo Gonnella. Dopo una serie avvincente di lotte con gli squali, combattimenti acrobatici con pseudo ninja della mafia ed una guerra fra i mafiosi e i carabinieri con tanto di mitra e bombe a mano tutti gli arcani riguardo pescecani e tesori nascosti saranno prontamente svelati.

Ad interpretare il ruolo del professor David Franks, l'Indiana Jones dei poveri, abbiamo il fratello sfigato di Alec Baldwin: Stephen, che forse ricorderete per il ruolo del senatore amante delle donne uccellute, Patrick Darling IV in Dirty Sexy Money. Per rinfrescarvi la memoria eccovelo in un raro filmato di repertorio.




Parlando di questo capolavoro del Trash con la T maiuscola non posso sicuramente non parlare degli effetti speciali, a mio avviso qualcosa di estremamente coraggioso. Non voglio assolutamente rovinarvi la sorpresa ma ritengo sia un mio inderogabile dovere anticiparvi che per girare questo film (sugli squali) non sono stati utilizzati veri squali in carne ed ossa. Gli animaletti che avrete il piacere di vedere durante il film non sono altro che spezzoni di documentari molto poco sapientemente montati fra due scene.

Devo ammettere che fin qui la mia recensione è stata un po' limitata, vi sono tanti altri dettagli che veramente meriterebbero di essere osannati uno per uno: i dialoghi in italiano maccheronico, gli inseguimenti INFINITI lungo porticati che si ripetono uno dopo l'altro assolutamente identici tra loro etc... per concludere Shark in Venice sarà sicuramente molto apprezzato dagli intenditori del brutto cinema. Curiosità finale, il film non è stato girato a Venezia e nemmeno ad Hollywood ma negli studi bulgari della Nu Image.

Vi lascio con il trailer.

CHE IL TRASH SIA CON VOI!









martedì 30 agosto 2011

The Human Centipede: Arriva il 2...

Tom Six, idolo incontrastato del momento nel mondo del cinema horror, annuncia che il sequel di The Human Centipede (The Human Centipede II - full sequence) è stato finito di girare e che uscirà negli USA il 7 Ottobre prossimo venturo. Nell'attesa, questo secondo capitolo fa già parlare di se' poiché PARE addirittura che proiezione/distribuzione del film sia stata bandita nel Regno Unito. Che sia verità o solo una leggenda metropolitana poco c'importa sta di fatto che, in base agli assaggi che lo stesso Tom Six ci fornisce del nuovo film, possiamo già da soli immaginare che la mente malata di quest'uomo abbia partorito per la seconda volta qualcosa di abominevole. Il regista, in una lunga intervista, (che potete reperire qui, in inglese) afferma innanzitutto che il Centipede questa volta sarà formato da ben 12 persone e aggiunge che durante una delle proiezioni preliminari alla distribuzione alcuni spettatori sono usciti dalla sala poiché non riuscivano a resistere a ciò che stavano vedendo. Per far ancor meglio comprendere a noi comuni mortali l'entità trash-splatter di questo Full Sequence, l'olandese preannuncia che, se confrontato con il secondo, il primo sarà come una puntata di My Little Pony.
 "I made this joke about Part1 being My Little Pony compared to Part2"

Unica nota a sfavore, nel nuovo film, non vedremo Dieter Laser (il dottor Heiter), star incontrastata del primo film, ma vedremo invece Ashlynn Yennie, la sopravvissuta del primo capitolo.



In ultima, Tom Six annuncia che sta già lavorando al terzo capitolo della saga: The Human Centipede III (last sequence) del quale anticipa l'avvento con le parole:
"I've a terrific idea for it that's completely different than 1 and 2 again. I think Part 3 will make Part 2 look like a Disney film"








Vi lascio con Tom Six in persona che in questo video racconta e anticipa le sue intenzioni riguardo quello che sarà "the sickest movie of all times"